Silvana De Mari, esigo le quote azzurre

Di quote rosa o problematiche annesse alla scarsa rappresentatività delle donne nelle istituzioni politiche e nei posti di dirigenza delle grandi aziende si parla dalla metà degli anni ’70, quando in tutto il mondo soltanto un parlamentare su dieci era donna. I primi ad adottare il sistema delle quote rosa, che consiste nel riservare alle donne una quota di queste posizioni che può andare dal 20-30% fino al 50 nei diversi sistemi, furono i Paesi scandinavi, Norvegia in testa. 
Questa presa di posizione sembra logica, ma non lo è, anzi è un caposaldo di illogico, e sembro logica a noi perché una micidiale propaganda ci ha squisitamente addestrato a inciampare nel pensiero illogico e a scambiarlo per qualcosa di intelligente. Questa presa di posizione presuppone tre affermazioni non dimostrate, cioè tre dogmi. 
Il primo assioma idiota: che le donne siano in minoranza nei posti decisionali è un problema. Sbagliato. Non è un problema. Gli esseri umani sono diversi e si spostano spontaneamente dove sono più adatti. Maschi e femmine sono profondamente diversi. Le donne portano la maternità, questo non è un handicap, questa è la nostra potenza ancestrale sulla quale è basata la vita, attorno alla quale deve girare il mondo. La maternità è un’esperienza di creatività totale, è la creazione fisica e mentale di una creatura umana, tutto l’universo non ha la complessità del cervello di un bimbo di sei mesi, cervello che si forma armoniosamente nel rapporto madre bambino, rapporto che deve essere totale e presente. Il compito del padre è proteggere questo rapporto andando lui ad affrontare il mondo così che la madre possa concentrarsi sulla proiezione nel futuro, anzi nell’eternità che è il figlio. Gli ormoni sessuali rendono i cervelli diversi, quello femminile è posato sull’accudimento e sull’accoglienza, se così non fosse ci saremmo estinti, quello maschile sulla difesa del territorio e sulla competitività, se così non fosse non ce l’avremmo fatta a superare l’era glaciale e il resto della preistoria, ci saremmo estinti. Le nostre democrazie hanno funzionato benissimo senza quote rosa, che sono la negazione della democrazia: ci si batte ad armi pari e vinca il migliore. 
Che le donne siano in minoranza nei posti decisionali non è un problema, ma è la fisiologica conseguenza del fatto che nella maggioranza delle donne normali l’attenzione è giustamente spostata sul figlio e non ne resta a sufficienza per il resto, per motivi ormonali le donne sono meno assertive. Ogni regola ha le sue ovvie eccezioni. In un mondo senza quote rosa dove tutti si battono alla pari, le donne che arrivano al potere sono donne con capacità tali da poterlo gestire, e lo dimostrano perché la potere ci sono arrivate senza sconti, la signora Thatcher, la signora Golda Meyer, la stessa signora Merkel, e in Italia, la signora Meloni . 
Secondo dogma scemo: Questo problema è talmente scottante che, che deve essere risolto e pur di risolverlo violiamo le regole basi della democrazia . che includono il fatto che viene eletto chi ha convinto gli elettori a dargli il voto. Oggi nelle liste Antonio prende più vori di Annalisa, ma Annalisa gli passa avanti perché è femmina. 
Ma questo non ci stupisce. Pian piano il sistema delle quote rosa si è diffuso in tutto l’Occidente ed anche al di fuori di esso. Come già accennato, si tratta di un “provvedimento teso a equilibrare la presenza di uomini e di donne nelle sedi decisionali (consigli di amministrazione, sedi istituzionali elettive e così via) effettuato introducendo obbligatoriamente un certo numero di presenze femminili” (Treccani). Dunque sono le cosiddette discriminazioni di genere a essere prese di mira e si parla in gergo di “glass ceiling”, ovvero soffitto di vetro, che le donne sfondano con l’aiuto delle quote rosa. Questo è un punto fondamentale. Il soffitto di vetro. Perché c’è il soffitto di vetro? Abbiamo diritto alle stesse scuole dei maschi, perché dopo ci fermiamo? L’antropologo e il sociologo di turno, nuove professioni mai esistite prima basate su studi universitari dove si insegna il linguaggio necessario a camuffare le proprie opinioni da affermazione scientifica, ci spiegano che è perché le fanciulle hanno meno la capacità di sbattere un pugno su un tavolo, e di pretendere di imporre e di imporsi. Magnifico, queste sono proprio le caratteristiche per cui, a parte le poche eccezioni che riescono ad arrivare in alto da sole, le donne non sono adatte ai posti di comando. Le quote rosa selezionano le sciacquine. Sciacquina è un neologismo che indica una tizia senza curriculum scelta solo perché è femmina. Per un capo di governo avere il governo pieno di sciacquine è un grosso vantaggio. La sciacquina esegue gli ordini del capo, non discute, non sbatte il pugno sul tavolo, non impone, ha più difficoltà di un uomo adire NO. Se qualcuno la sfotte perché ha detto idiozie, si può sempre mettere a piagnucolare sul sessismo e che non ci si rivolge così a una fanciulla. Ogni allusione alla signora Boldrini è puramente casuale, siete voi che pensate male. 
In Italia il primo provvedimento ad essere preso in questo senso è stata la legge 120/2011 Golfo-Mosca, dai nomi delle due firmatarie. La legge Golfo-Mosca impone, a partire da agosto 2012, il rispetto di quote di genere nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate in Borsa, obbligo che poi è stato esteso alle società a controllo pubblico. Ripeto, sono le donne ad avere il grande dono della gravidanza e che un’economia, visto che ormai si parla di tutto in termini esclusivamente economicistici, non cresce se la popolazione non cresce o almeno non rimane stabile, come insegna l’economista Ettore Gotti Tedeschi. Quello di cui le donne hanno bisogno è il reddito di maternità. Dunque più che di quote rosa bisognerebbe discutere di dare alle donne la possibilità e di essere indipendenti economicamente e di avere quanti figli desiderano. E questo è possibile solo con lo stipendio pagato, magari dallo Stato, che deve essere assente quasi del tutto dall’economia tranne che per evitare la scomparsa del suo popolo. L’infante deve stare con la mamma tutto il giorno, non con degli estranei dell’asilo nido dell’azienda dove mamma lavora. Per quel che riguarda il voto al Parlamento l’Italia solo nel 2017 ha introdotto norme che la portassero a seguire il modello scandinavo per le quote rosa. Queste consistono nell’alternanza uomo-donna nelle liste elettorali e il limite massimo del 60% per un genere, che è una boiata pazzesca, perché viola il mio diritto di votare chi voglio, chi ritengo mi rappresenti di più e chi ritengo sia maggiormente competente, che sia uomo o donna. Io non avrei problemi ad avere un Parlamento composto al 90% da donne se le donne elette sono le migliori e più competenti per svolgere gli incarichi parlamentari, come non avrei problema ad avere un Parlamento composto al 90% da uomini se i cittadini, uomini e donne in egual misura, hanno ritenuto di assegnare il loro mandato a questi uomini. Non deve essere una regola burocratica a discriminare (significato tecnico del termine) quante donne e quanti uomini devono sedere in un Parlamento o in un consiglio di amministrazione. Bisognerebbe discriminare (sempre termine tecnico, sennò ci mandano la psicopolizia) le teste, quelle migliori al vertice, ammesso che il cittadino quando vota sappia riconoscerle. Ma questa è la democrazia, bellezza! Con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti. Alle elezioni europee e regionali queste norme erano già state aggiornate rispettivamente nel 2014 e nel 2016.
Esigo le quote azzurre. Esigo che metà degli insegnanti siano maschi perché la femminilizzazione della scuola è un disastro. Esigo che metà dei posti universitari siano riservati ai maschi. I maschi sono più svantaggiati nella suola perché hanno il testosterone. Le femmine eseguono gli ordini, fanno quello che dive il professore perché sono istintivamente gregarie, motivo per cui sono perfette nella scuola e rischiano in politica di essere sciacquine. Il maschio adolescente istintivamente non esegue gli ordini e si oppone all’insegnante. Sono le caratteristiche che gli permetterebbero di essere un capo, ma che da studente sono un problema. I voti alla maturità sono in media più bassi. L’ingresso alle facoltà predilige le femmine. Una femminilizzazione pericolosissima della società ci sta rendendo una società incapace di difendere il territorio. Una mascolinizzazione delle donne, il rinnegare il loro ruolo ancestrale, ci sta rendendo una società sterile di figli. Senza figli e incapaci di difendere il territorio. Ed ecco a voi la soluzione: una immigrazione incontrollata di popolazioni estranee, afroislamiche, che sostituiranno la popolazione entro qualche generazione. I popoli che non difendono il territorio si candidano a diventare popolo di schiavi o popoli di morti. 
Nessuno ha fatto le cose necessarie per le donne. Esonero da qualsiasi lavoro obbligatorio in gravidanza, almeno un anno di aspettativa pagata al 100% dopo la gravidanza, le madri di bimbi piccoli non possono fare guardie di 12 ore in ospedale perché per i bimbi piccoli stare 12 ore senza mamma è un danno.

Commenti

  1. La nostra è una società dove le donne per fare carriera devono mascolinizzarsi e gli uomini hanno perso il loro ruolo. Se la Società fosse fondata sulla Famiglia e alle donne fosse riconosciuto il proprio ruolo sarebbe tutto più chiaro.
    La donna in gravidanza deve essere tutelata e protetta e la maternità deve essere considerata un valore e non un disvalore o peggio un utero da comprare. La società tutta dovrebbe essere impegnata a proteggere la procreazione , invece la maternità è considerata poco e male.
    Così si arriva alla mortificazione della sessualità e quidi del genere con i risultati che sappiamo. Nella Sacra Famiglia c'è un modello femminile e c'è un modello maschile: S.Giuseppe di cui si parla troppo poco.
    Quindi riconosciamo o se volete riscopriamo le caratteristiche complementari dei due generi si eviterebbe la confusione ansche sessuale che stiamo vivendo.
    Evito di parlare della meritocrazia che in Italia non esiste cmq.

    RispondiElimina

Posta un commento